La badante chiama alle sette del mattino: ha la febbre e non viene. Le domande che la famiglia si fa sono sempre le stesse tre: chi le paga i giorni di malattia, per quanto tempo il posto è garantito e, se l'assenza si prolunga, si può licenziare. Nel lavoro domestico le risposte sono diverse da quelle di qualsiasi altro dipendente: l'INPS non paga nulla, il datore paga un numero limitato di giorni e il posto è protetto per un periodo che dipende dall'anzianità. Questa guida mette in fila le regole del CCNL, gli importi 2026 con due esempi e cosa fare se serve un sostituto.
Chi paga la malattia di colf e badanti: il datore, non l'INPS
Per operai e impiegati l'indennità di malattia la paga, in tutto o in parte, l'INPS. Per colf, badanti e babysitter no: i contributi del lavoro domestico coprono pensione, maternità, NASpI e assegni familiari, ma non la malattia. Non esiste quindi nessuna domanda da presentare né alcuna comunicazione da fare all'INPS quando la lavoratrice si ammala.
Il trattamento economico è tutto nel CCNL (art. 27): è a carico della famiglia, ma limitato a pochi giorni l'anno e con una quota ridotta nei primi tre. Oltre quei giorni la lavoratrice conserva il posto, ma senza retribuzione.
Cosa copre la Cas.sa.Colf
Nemmeno la Cas.sa.Colf paga i giorni di malattia ordinaria. Alla lavoratrice iscritta (cioè con il contributo di 0,06 €/ora versato insieme a quelli INPS) riconosce però un'indennità di 30 € al giorno in caso di ricovero ospedaliero e altrettanto per la convalescenza post-ricovero certificata, fino a 30 giorni l'anno ciascuna (60 per le patologie oncologiche), oltre a rimborsi per ticket e visite. La richiesta la presenta la lavoratrice direttamente alla Cassa.
Cosa deve fare la lavoratrice: avviso e certificato
Gli obblighi sono tre, tutti nell'art. 27:
- Avvisare subito, entro l'orario previsto per l'inizio del lavoro, salvo forza maggiore.
- Farsi rilasciare il certificato dal medico entro il giorno successivo all'inizio della malattia, con l'indicazione della prognosi.
- Consegnarlo o spedirlo al datore entro due giorni dal rilascio. Il medico lo trasmette all'INPS per via telematica, ma per il datore fa fede la copia (o il numero di protocollo) che la lavoratrice gli fa avere.
Per la badante convivente il certificato non è necessario, a meno che il datore lo chieda espressamente: la malattia avviene sotto i suoi occhi. Torna obbligatorio se la lavoratrice si ammala durante le ferie o mentre è lontana dalla casa del datore.
Si può chiedere la visita fiscale?
Sì. Anche il datore di lavoro domestico può richiedere una visita medica di controllo tramite il servizio online dell'INPS (accesso con SPID), a pagamento. La lavoratrice deve farsi trovare al domicilio indicato nel certificato nelle fasce 10–12 e 17–19, tutti i giorni, compresi sabato, domenica e festivi. Un'assenza ingiustificata alla visita mette in discussione il diritto alla retribuzione di quei giorni.
Quanto paga il datore: 50%, 100% e i massimali
La retribuzione di malattia segue due regole, entrambe riferite ai giorni di calendario coperti dal certificato, domeniche comprese:
- fino al 3° giorno consecutivo si paga il 50% della retribuzione globale di fatto (la cosiddetta carenza);
- dal 4° giorno in poi si paga il 100%;
ma solo entro un massimo di giorni retribuiti all'anno, che cresce con l'anzianità. Lo stesso scaglione fissa anche il periodo di conservazione del posto, di cui parliamo più avanti:
| Anzianità di servizio | Giorni retribuiti nell'anno | Conservazione del posto |
|---|---|---|
| Fino a 6 mesi (superata la prova) | 8 | 10 giorni di calendario |
| Da più di 6 mesi a 2 anni | 10 | 45 giorni di calendario |
| Oltre 2 anni | 15 | 180 giorni di calendario |
Tre precisazioni pratiche:
- I giorni retribuiti sono complessivi nell'anno: due malattie da 6 giorni ciascuna, per una lavoratrice con un anno di anzianità, esauriscono i 10 giorni pagati. Gli ultimi due giorni della seconda non sono retribuiti, anche se il posto resta protetto.
- Ogni nuovo episodio riparte con i 3 giorni al 50%. Una festività che cade dentro il periodo di malattia si paga come festività, non come malattia, e non interrompe il conteggio dei giorni consecutivi.
- La "retribuzione globale di fatto" comprende minimo, scatti, superminimo e indennità; per i conviventi anche il vitto e alloggio, con la regola vista nell'esempio 2.
Come si calcola l'importo giornaliero (esempi 2026)
Il CCNL non fissa un divisore, ma la prassi del settore e i software paghe usano 1/30 della retribuzione mensile globale per ogni giorno di calendario. Per chi è pagato a ore si parte dal mensile equivalente: paga oraria × ore settimanali × 4,3334.
giornaliero di malattia = retribuzione mensile globale / 30
giorni 1–3 = giornaliero × 50%
dal giorno 4 = giornaliero × 100%
Esempio 1 — colf a ore, livello B, 20 ore settimanali
Paga oraria 7,01 € (minimo 2026), 4 ore al giorno dal lunedì al venerdì, anzianità superiore a 2 anni. Certificato di 10 giorni di calendario, da lunedì al mercoledì della settimana successiva.
| Voce | Calcolo | Importo |
|---|---|---|
| Mensile equivalente | 7,01 × 20 × 4,3334 | 607,54 € |
| Giornaliero | 607,54 / 30 | 20,25 € |
| Giorni 1–3 al 50% | 3 × 10,13 | 30,38 € |
| Giorni 4–10 al 100% | 7 × 20,25 | 141,76 € |
| Malattia in busta | 172,14 € |
Le 8 giornate di lavoro perse (32 ore) sarebbero valse 224,32 €: il datore paga circa tre quarti della retribuzione ordinaria. Se l'anzianità fosse compresa tra 6 mesi e 2 anni, questi 10 giorni esaurirebbero il massimale annuo e una seconda malattia nello stesso anno non sarebbe retribuita.
Esempio 2 — badante convivente, livello CS, 54 ore
Mensile 1.193,84 €, vitto e alloggio convenzionale 6,66 €/giorno (199,80 €/mese), anzianità superiore a 2 anni, stessi 10 giorni di malattia. Qui conta dove la badante trascorre la malattia, perché l'art. 27 riconosce la quota sostitutiva di vitto e alloggio solo se non è a casa del datore né ricoverata:
| Dove trascorre la malattia | Giornaliero | 10 giorni (3 al 50% + 7 al 100%) |
|---|---|---|
| A casa del datore (vitto e alloggio in natura) | 1.193,84 / 30 = 39,79 € | 338,25 € |
| A casa propria (+ 6,66 € di indennità) | 1.393,64 / 30 = 46,45 € | 394,86 € |
| Ricoverata in ospedale | 39,79 € | 338,25 € |
Per il convivente mensilizzato le giornate di malattia sostituiscono la retribuzione ordinaria di quei giorni: la mensilità piena non è dovuta in aggiunta.
Contributi INPS e ratei durante la malattia
I giorni di malattia retribuiti, al 50% o al 100%, sono ore retribuite a tutti gli effetti e vanno inclusi nel trimestre INPS: per ciascun giorno si conta la quota giornaliera dell'orario contrattuale, cioè ore settimanali × 4,3334 / 30 (nell'esempio 1: 2,89 ore al giorno, 28,89 ore sui 10 giorni). Sui giorni non retribuiti oltre il massimale non si versa nulla e la lavoratrice non riceve contribuzione figurativa.
Ferie, tredicesima e TFR invece continuano a maturare per tutto il periodo di conservazione del posto, anche nei giorni non pagati: lo dice il CCNL per la tredicesima (art. 39) e il codice civile per il TFR. Il mese con la malattia resta quindi un mese utile per i ratei (tredicesima e assenze).
Quanto dura: la conservazione del posto
Finiti i giorni retribuiti, la lavoratrice ha diritto a conservare il posto per il periodo indicato nella tabella: 10, 45 o 180 giorni di calendario secondo l'anzianità, aumentati del 50% in caso di malattia oncologica documentata dalla ASL (quindi fino a 270 giorni). È il periodo di comporto del lavoro domestico.
Come si conta:
- A giorni di calendario, sommando tutti i giorni coperti dai certificati, domeniche e festivi inclusi.
- Nell'arco di 365 giorni dall'evento, non nell'anno civile: si guarda indietro di un anno dal primo giorno della malattia in corso e si sommano tutte le assenze per malattia di quel periodo. Più episodi si cumulano.
- L'anzianità che fissa lo scaglione è quella maturata all'inizio della malattia.
Un esempio: badante con 3 anni di anzianità, assente per 60 giorni. Il datore paga 15 giorni (3 al 50% e 12 al 100%); i restanti 45 sono non retribuiti ma protetti, perché siamo ben sotto i 180 giorni. Per la stessa assenza una lavoratrice assunta da un anno avrebbe 10 giorni pagati e supererebbe il comporto di 45 giorni al 46° giorno.
Malattia, ferie, prova e preavviso
Le ferie non possono essere godute durante la malattia, e una malattia insorta in ferie le interrompe solo se comporta un ricovero (art. 17). La malattia sospende inoltre il periodo di prova e il preavviso, che riprendono a decorrere alla guarigione.
Si può licenziare una badante in malattia?
Durante il periodo di conservazione del posto, no. È la regola dell'art. 27 e del codice civile (art. 2110): finché la malattia rientra nel comporto il datore non può recedere, nemmeno pagando il preavviso. Un licenziamento intimato in quel periodo è illegittimo e non produce effetti finché dura la protezione: il datore resta obbligato alla retribuzione di malattia dovuta e ai contributi, e la lavoratrice può impugnarlo. Le uniche eccezioni sono la giusta causa (ad esempio la badante che, in malattia, lavora presso un'altra famiglia) e le dimissioni della lavoratrice, sempre possibili.
Superato il comporto, sì, anche se la lavoratrice è ancora malata. Il motivo da indicare nella lettera è il superamento del periodo di conservazione del posto, e conviene agire in tempi ragionevoli una volta superato il limite, senza lasciar passare mesi. Restano dovuti il preavviso e tutte le spettanze di fine rapporto.
Sul preavviso c'è una trappola: la malattia ne sospende la decorrenza (art. 27, comma 10). Il datore ha quindi due strade:
- aspettare la guarigione e far decorrere il preavviso al rientro, con la lavoratrice in servizio;
- pagare l'indennità sostitutiva (art. 40) e chiudere subito il rapporto.
| Orario settimanale | Anzianità | Preavviso (licenziamento) |
|---|---|---|
| Almeno 25 ore | fino a 5 anni | 15 giorni di calendario |
| Almeno 25 ore | oltre 5 anni | 30 giorni di calendario |
| Meno di 25 ore | fino a 2 anni | 8 giorni di calendario |
| Meno di 25 ore | oltre 2 anni | 15 giorni di calendario |
In caso di dimissioni i termini si dimezzano. Alla cessazione si liquidano TFR, ferie non godute e ratei di tredicesima, e si comunica la cessazione all'INPS (procedura). La lavoratrice licenziata, anche per superamento del comporto, può chiedere la NASpI.
Sostituzione della badante in malattia: il contratto a termine
Se la persona assistita non può restare senza aiuto, il CCNL consente di assumere un sostituto a tempo determinato «per sostituire lavoratori malati», espressamente anche oltre il periodo di conservazione del posto (art. 7). Il contratto va fatto per iscritto con la causale e può durare «fino al rientro della lavoratrice sostituita». Nasce un secondo rapporto INPS, con la propria comunicazione di assunzione: nei giorni retribuiti la famiglia paga la titolare e il sostituto. Procedura, costi e ratei del sostituto sono nella guida sulla sostituzione della badante, che vale identica per malattia, infortunio e maternità.
Malattia e infortunio non sono la stessa cosa
Se la lavoratrice si fa male lavorando si applica l'art. 29, non il 27:
| Malattia | Infortunio sul lavoro | |
|---|---|---|
| Chi paga | Il datore, max 8/10/15 giorni l'anno | Il datore i primi 3 giorni al 100%, poi l'INAIL |
| Adempimenti | Nessuna comunicazione | Denuncia INAIL entro 2 giorni dal certificato, se la prognosi supera 3 giorni |
| Conservazione del posto | 10 / 45 / 180 giorni | Uguale |
Il datore di lavoro domestico è già assicurato all'INAIL attraverso i contributi INPS: non serve una polizza a parte.
Gli errori più comuni
- Chiedere l'indennità all'INPS o aspettarsi un rimborso: non esiste, la malattia è a carico del datore.
- Pagare tutto al 100% dal primo giorno: i primi 3 giorni consecutivi sono al 50%.
- Non tenere il conto dei giorni nell'anno: superato il massimale, i giorni successivi non sono retribuiti, e senza un contatore si pagano per errore.
- Calcolare la malattia come "ore perse × paga oraria": il giornaliero è 1/30 del mensile, per ogni giorno di calendario del certificato.
- Dimenticare il vitto e alloggio del convivente malato a casa propria, o aggiungerlo se è ricoverato o resta in casa.
- Licenziare durante il comporto, contarlo sull'anno civile invece che sui 365 giorni dall'evento, o far decorrere il preavviso durante la malattia.
Come funziona in Workledger
Nel calendario presenze registri ogni giorno di malattia scegliendo il tipo — carenza al 50%, retribuita al 100% o non retribuita — e il cedolino espone le voci corrispondenti, calcolate su 1/30 della retribuzione mensile globale. Il dettaglio del cedolino tiene i contatori annui dei giorni pagati al 50%, al 100% e non pagati, così vedi subito quanto resta del massimale; i giorni retribuiti generano le ore contributive del riepilogo trimestrale. Il certificato medico si allega nella scheda del lavoratore. La guida alla registrazione è nella documentazione sugli eventi di malattia; la pagina Cedolini mostra il flusso completo.
Riferimenti
- CCNL Art. 27 — Malattia
- CCNL Art. 29 — Infortunio sul lavoro e malattia professionale
- CCNL Art. 7 — Assunzione a tempo determinato
- CCNL Art. 40 — Risoluzione del rapporto di lavoro e preavviso
- Guida: Sostituzione della badante in ferie (e in malattia)
- Guida: Calcolo della tredicesima
- Guida: TFR di colf e badanti
- Guida: Contributi INPS colf e badanti
- Minimi tabellari 2026
- Cas.sa.Colf — Prestazioni per lavoratori e datori di lavoro
- INPS — Indennità di malattia e visite mediche di controllo
- Patronato ACLI — Lavoro domestico: l'INPS non paga la malattia
- Assindatcolf — La malattia di colf e badante